Ipoacusia trasmissiva e neurosensoriale: 3 differenze

Le sensazioni descritte da chi sperimenta una perdita di udito sono pressoché uguali per la maggior parte dei pazienti. I cosiddetti sintomi avvertiti dalle persone  ipoacusiche sono molto simili, con qualche leggera differenza nell’intensità e nelle situazioni quotidiane in cui si manifestano. 

In generale, accorgersi di avere un problema di udito significa prendere consapevolezza di non riuscire a sentire bene. A volte grazie ad alcuni segnali inequivocabili di possibile sordità. Altre volte perché una persona vicina, che sia il partner, un parente o un amico, aiuta a farne prendere coscienza.  

Tuttavia, aspetti più specifici come la natura e la tipologia della perdita uditiva rimangono al di fuori della portata della comprensione del paziente.

A partire dalla differenza tra ipoacusia neurosensoriale e trasmissiva, le due principali categorie di perdita uditiva di cui, probabilmente, si conosce poco o nulla prima di una visita specialistica e della conseguente diagnosi.  

Di seguito, riportiamo le 3 principali differenze.

  1. Origine diversa, meccanismo diverso

Come suggerisce il termine, l’ipoacusia trasmissiva è la conseguenza di un problema che impedisce una corretta trasmissione del suono, dovuta ad un ostacolo fisico, strutturale, che intralcia il passaggio del suono all’orecchio esterno e medio. Può sorgere in seguito ad un tappo di cerume, un ingrossamento del canale uditivo derivante da un’infezione, una patologia o malformazione ossea (es. otosclerosi), un difetto fisiologico dell’apparato uditivo congenito oppure di origine traumatica (es. perforazione timpano).

Si parla, invece, di ipoacusia neurosensoriale quando avviene un malfunzionamento nel passaggio del suono dalle orecchie al cervello che vede coinvolti coclea e nervo acustico. Spesso, è riconducibile ad un’attività meno efficace delle cellule ciliate, ovvero la famiglia di cellule deputate a trasmettere l’informazione sonora al cervello.

  1. Cura e trattamenti

Diverse forme di ipoacusia trasmissiva possono essere trattate medicamente o chirurgicamente, semplicemente risolvendo la causa sottostante. Il tappo di cerume può essere agevolmente rimosso, così com’è possibile guarire da infezioni, effettuare correzioni ossee o intervenire sulla ricostruzione della membrana timpanica se non si dovesse rimarginare da sola in un paio di mesi. 

Al contrario, l’ipoacusia neurosensoriale è irreversibile, degenerativa e incurabile, ma può essere gestita con l’adozione di apparecchi acustici o impianti cocleari. Questi ultimi possono essere un efficace rimedio anche per le forme croniche di ipoacusia trasmissiva che non possono essere curate. 

  1. Risposta ai suoni

Le persone con ipoacusia trasmissiva possono avere difficoltà a sentire suoni deboli, ma possono ancora percepire abbastanza bene i suoni forti. Nell’ipoacusia neurosensoriale, invece, la percezione di suoni sia deboli che forti può essere compromessa.

Inoltre, l’ipoacusia trasmissiva può influire principalmente sulle frequenze basse dei suoni mentre quella neurosensoriale può colpire una vasta gamma di frequenze, rendendo difficile percepire i dettagli del suono.

Motivo per cui, si rende necessario effettuare un controllo dell’udito con esami audiometrici per rilevare con precisione l’entità e la natura della perdita uditiva.

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