Quando si pensa ai problemi di udito le prime persone a venirci in mente sono gli anziani, perché ovviamente la percentuale di incidenza dell’ipoacusia è maggiore tra le persone che hanno raggiunto la terza età. Tuttavia, i problemi di udito più insidiosi sono quelli che colpiscono i bambini, in quanto questi ultimi possono subire conseguenze molto gravi e vedere condizionate anche altre sfere della loro vita e della loro crescita.

Il trattamento dell’ipoacusia infantile, per fortuna, negli ultimi anni ha subito un notevole miglioramento, dal momento che è stato introdotto d’obbligo lo screening uditivo neonatale, che avviene al momento della nascita e consente di velocizzare operazioni di diagnosi e protesizzazione, necessarie per avviare il percorso riabilitativo e per lo sviluppo del linguaggio.

Il recupero dell’ipoacusia infantile, infatti, ha come aspetto essenziale della sua riuscita la rapidità. I bambini hanno bisogno di poter utilizzare l’apparato uditivo per percepire suoni e parole proveniente dall’esterno e sviluppare il proprio linguaggio per imitazione. È questo il motivo per il quale molti anni fa sordità e mutismo andavano di pari passo, mentre oggi questa analogia non è più una costante.

Una diagnosi precoce può aiutare ad affrontare il problema, limitandone drasticamente gli effetti e consentendo al bambino una crescita naturale, lo sviluppo di una comunicazione efficiente e di una ordinaria capacità di apprendimento.

Talvolta, però, i problemi di udito possono sopraggiungere poco dopo la nascita, e dunque non essere rilevati dallo screening. È in questi casi che il ruolo del pediatra, ma soprattutto dei genitori diventa essenziale.

La maggior parte dei padri e delle madri di bambini che presentano una ipoacusia infantile non hanno sperimentato nella loro vita lo stesso problema; pertanto, in assenza di riferimenti, fanno fatica ad accorgersi del deficit.

Alcune informazioni sugli standard di comportamento uditivo di un bambino, quindi, possono essere utili a riconoscere il problema.

Nella normalità, il bambino:

– risponde fisicamente a un suono intenso, balza o gira istintivamente la testa verso la fonte;- tra i 3 e i 4 mesi riconosce la voce dei propri genitori e riesce a pronunciare alcune lettere;
– Tra i 5 e i 6 mesi, emette suoni assimilabili a delle brevi parole;
– Tra gli 8 e i 9 mesi associa gesti e oggetti alle parole che li rappresentano;
– compiuto il primo anno, pronuncia già le sue prime parole.

Se lo sviluppo linguistico del bambino non segue (mese più, mese meno) queste fasi, allora è il caso che si accenda un campanello d’allarme. Rivolgersi a uno specialista è il passaggio fondamentale per accertarsi di non essere in presenza di un caso di ipoacusia infantile.