Lo abbiamo detto più volte: tra i cinque sensi l’udito è il più sensibile e i pericoli a cui si va incontro per la salute dell’apparato uditivo sono sempre in agguato. Uno di questi deriva da una specifica tipologia di medicinali, i cosiddetti farmaci ototossici, così definiti perché includono tra i loro effetti collaterali proprio il danneggiamento dell’orecchio (in particolare, delle cellule sensoriali dell’orecchio interno, responsabili dell’udito e dell’equilibrio, e del nervo acustico).

Gli effetti di queste sostanze possono variare per forma e gravità: solitamente la loro assunzione provoca acufeni, vertigini, iperacusia o ipoacusia. Nei casi più gravi, invece, l’azione ototossica può portare a marcate perdite dell’udito, fino alla sordità. Alcuni medici ipotizzano che esista anche una predisposizione genetica, a causa della quale gli effetti ototossici possono essere maggiori in determinati pazienti.

In commercio esistono oltre 200 farmaci ototossici e sono ben noti anche agli stessi medici, i quali, tuttavia, li prescrivono ugualmente dal momento che alcuni di questi talvolta sono insostituibili per salvare la vita del paziente. Nel corso di un trattamento con queste sostanze il nostro udito è messo a dura prova, specie se durante l’assunzione ci si espone a forti rumori, i cui effetti dannosi vengono in questi casi amplificati.

Sono riconosciuti come farmaci ototossici in grado di creare danni permanenti:

-alcuni antibiotici aminoglicosidici;

-alcuni farmaci oncologici.

Altri farmaci, la cui assunzione deve comunque essere adeguatamente ponderata, possono causare danni temporanei, e sono:

-FANS;

-antimalarici;

-vari diuretici.

Alcune ricerche hanno recentemente posto l’attenzione sugli analgesici: l’abuso di ibuprofene e paracetamolo, infatti, sembra essere responsabile della perdita di udito per moltissimi soggetti.

Una ricerca del Brigham and Women’s Hospital di Boston ha dimostrato che una donna ogni venti deve la propria ipoacusia all’eccessiva assunzione di analgesici. Se si considera, poi, che la stessa ricerca afferma che una donna ogni 12 assume paracetamolo o ibuprofene almeno due volte a settimana, si intuisce facilmente quanto diffuso sia il pericolo. Si tratta, infatti, di farmaci assunti da tutti noi molto di frequente, per un ventaglio davvero ampio di disturbi, il cui uso prolungato, però, può aumentare il rischio di perdita uditiva addirittura del 9%.

Che fare, dunque, contro i farmaci ototossici?

In alcuni casi, purtroppo, ancora si può far poco, in quanto alcuni dei farmaci ototossici che abbiamo elencato sono essenziali per salvaguardare la vita di pazienti affetti da patologie molto gravi. Uno spiraglio, però, arriva dall’America, dove il National Health Institute ha recentemente finanziato una ricerca finalizzata proprio all’individuazione di un farmaco che funga da protezione per l’udito e per l’equilibrio di quei pazienti costretti ad assumere determinate classi di farmaci ototossici.

Per il momento, il medico dovrebbe valutare caso per caso il rischio a cui il paziente va incontro: sia nel caso in cui gli venga somministrato un farmaco ototossico, sia nel caso in cui egli non lo assuma; per poi decidere tra le due possibilità, ovviamente, quella meno dannosa.

Quanto agli analgesici, infine, dato che molto spesso essi vengono assunti in piena indipendenza dal paziente e non sempre prescritti dal medico, la nostra accortezza va da sé che sia di evitarne l’abuso; considerato che ad aumentarne gli effetti ototossici, come si è detto, è proprio l’assunzione prolungata nel tempo