Negli ultimi tempi l’ acufene è divenuto un problema più noto e molto discusso, sia in virtù delle numerose campagne di prevenzione avviate, sia perché il numero delle persone che ne soffrono è notevolmente aumentato.

Questo incremento è dovuto essenzialmente a una maggiore diffusione delle cause che possono indurre a sentire i fastidiosi fischi e ronzii alle orecchie: inquinamento acustico, diabete, problemi alla tiroide, terapie farmacologiche, eccesso di alcol e zuccheri, infezioni, ipertensione, aterosclerosi.

Oltre a queste possibili cause, però, l’ acufene può avere anche origini psicosomatiche, o comunque comportare rilevanti conseguenze connesse al benessere psicologico.

Tra le condizioni psichiche a cui si può ricondurre l’insorgenza dell’ acufene le più diffuse sono:

-ansia

-depressione

-disturbi ossessivo-compulsivi

-disturbi dell’umore

-disturbi somatoformi

-insonnia e relativo uso di alcune sostanze farmacologiche

-disturbi sessuali, di personalità, alimentari, ecc.

Talvolta anche il semplice temperamento o la suscettibilità caratteriale possono influenzare l’approccio all’ acufene.

In generale, quando ci si relaziona a un paziente acufenico è facile riscontrare in lui un particolare stato d’ansia. L’ acufene, infatti, è un disturbo tanto fastidioso e invalidante che, anche se incide sulla qualità della vita in misura diversa a seconda del soggetto, in alcuni casi riesce a pregiudicare notevolmente lo stato di salute e la quotidianità.

Prendono il nome di acufeni psicogeni quei fischi, tinniti o ronzii alle orecchie associati o dipendenti da disturbi psicopatologici di varia natura, ossia quegli acufeni che dal loro esordio e durante il loro sviluppo risultano influenzati da fattori psicologici.

Molti pazienti, infatti, associano l’esordio dell’ acufene a eventi che li hanno segnati emotivamente o a periodi della loro vita caratterizzati da un forte stress. E anche coloro che abitualmente ne soffrono sostengono di riscontrare un considerevole aumento della loro intensità in concomitanza con momenti di particolare ansia o affaticamento.

Secondo le stime, circa il 25% dei pazienti acufenici presenta anche disturbi psicologici, talvolta pre-esistenti all’insorgenza dell’ acufene e che per questo ne hanno favorito l’esordio. Altre volte, essendo l’ acufene stesso un agente altamente stressante, il disturbo psicologico viene acuito proprio dai ronzii e fischi alle orecchie e si crea un circolo vizioso che in molti casi è il principale ostacolo all’eliminazione del fastidio. In alcuni casi, addirittura, il percorso è inverso: il disturbo psicologico emerge dopo che l’ acufene si è manifestato e contribuisce alla sua cronicizzazione.

Se, dunque, la diagnosi dell’ acufene spetta allo specialista dell’udito, in alcuni casi può rivelarsi utile anche il contributo di uno psicologo o del medico psichiatra, per individuare un adeguato trattamento che affronti in maniera congiunta le due problematiche distinte ma legate tra loro.

Ovviamente, non tutti i pazienti acufenici presentano una psicopatologia connessa al disturbo, ma in quei casi particolarmente ostici – soprattutto quando il fastidio acustico è cronico e persistente-, è buona norma valutare questa possibilità e stabilire le condizioni di rischio per la mente, affinché il paziente adotti gli strumenti adeguati per affrontare il suo problema.

Attualmente, la ricerca accademica sta ancora compiendo numerose indagini volte a individuare le dinamiche che legano l’ acufene al benessere psicologico, allo scopo di definire delle strategie adeguate. L’acufene, infatti, si manifesta in situazioni di normalità in tantissime persone, ma differente è il modo in cui i soggetti approcciano a quest’ultimo, determinando differenti esiti della terapia adottata.