Articolo a cura della dott.essa Alessia Marcocci

 

Una soluzione terapeutica delle malattie demielinizzanti come la sclerosi multipla arriva proprio dalla nostra pelle: cellule staminali cutanee sono in grado di produrre la guaina che riveste le fibre nervose. Lo hanno dimostrato alcuni ricercatori di Baltimora, guidati da Dott. Hornyak, dell’Università del Maryland.La sclerosi multipla è una malattia in cui si riducono progressivamente le cellule che compongono il rivestimento delle fibre nervose, detto (guaina mielinica).

La ricerca ai fini terapeutici si sta sempre più orientando verso l’uso di cellule staminali di vario genere, capaci di replicarsi senza limiti e differenziarsi per sostituire il tessuto mancante .

Recentemente nel bulbo pilifero di topo è stata (identificata) https://journals.plos.org/plosgenetics/article?id=10.1371/journal.pgen.1008034 una categoria di staminali (CD34+) in grado di rigenerare la guaina mielinica.

Queste cellule si ritrovano anche nell’uomo e fanno immaginare nuove strategie di cura, che permettano di riparare la mielina partendo dall’epidermide.

LE CELLULE DEL BULBO PILIFERO: UN ESPERIMENTO SUI TOPI RIPRODUCIBILE NELL’UOMO

Nel bulbo pilifero cutaneo dei topi, ma anche in quello umano, esistono cellule staminali deputate a trasformarsi in melanociti che poi produrranno il pelo.

Come Hornyak e i suoi collaboratori ribadiscono, questa trasformazione avviene ciclicamente: quando un pelo cade, alla base del bulbo sono presenti cellule ancora non differenziate che si stanno già attivando per diventare melanociti e produrne uno nuovo.

Gli studiosi hanno identificato un’area alla base del bulbo pilifero, in cui le staminali presentano sulla parete la proteina detta CD34 e sono molto simili a quelle della cresta neurale, una porzione del tessuto embrionale detto ectoderma.

Secondo la ricerca le CD34+ sono potenzialmente capaci di ricreare il rivestimento mielinico neuronale.

Infatti gli scienziati statunitensi hanno prelevato dalla spina dorsale di topi malati per deficit di guaina mielinica, alcuni gruppi di neuroni detti gangli: una volta isolati, sono stati trattati in laboratorio proprio con cellule staminali melanocitiche CD34+.

E’ stato sorprendente osservare come i tessuti nervosi esaminati ricominciassero a produrre la proteina Mbp tipica della mielina, indice di riparazione in corso.

Visti questi risultati, Hornyak e i suoi colleghi hanno allora ripetuto l’esperimento in vivo, iniettando nell’umor vitreo dell’occhio degli animali le cellule CD34+ e  nuovamente hanno osservato localmente un aumento di Mbp.

IL SISTEMA NERVOSO E LA CUTE: UN’ORIGINE COMUNE CHE APRE NUOVI ORIZZONTI

Oltre alla scoperta di cellule epidermiche capaci di trasformarsi in mielina, l’elemento interessante di questo studio arriva da molto lontano: sappiamo che la cute e il sistema nervoso derivano dal medesimo foglietto embrionale, l’ectoderma, ovvero uno dei 3 strati che costituiscono la prima differenziazione dell’embrione.

Esiste perciò una connessione biologica tra i due sistemi fin dall’origine del corpo umano.

Alla luce dello studio statunitense, gli autori ipotizzano che la genesi comune dei due sistemi possa indicare una nuovo progetto terapeutico nell’ambito delle malattie neurodegenerative, grazie alla presenza sulla pelle di cellule pluripotenti che possono ricostituire parte del tessuto nervoso danneggiato.

“Intanto”, affermano  gli stessi  ricercatori di Baltimora, “proseguiremo l’indagine per comprendere se la differenziazione in guaina mielinica corrisponde anche ad un recupero funzionale della fibra nervosa danneggiata”.

Si traccia pertanto una nuova via di ricerca per le malattie neurodegenerative demielinizzanti come la sclerosi multipla, anche se la strada per arrivare all’uomo sarà sicuramente molto lunga.

“Articolo prodotto nell’ambito del Master in Giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza dell’Università di Ferrara”