Articolo a cura della dott.essa Alessia Marcocci

 

Da diversi anni sono disponibili nuovi farmaci anticoagulanti orali, che in alcune malattie riescono a sostituire i vecchi medicinali.  A differenza di questi ultimi, i nuovi prodotti provocano minor rischio emorragico, come effetto avverso, e possono evitare al paziente il noioso controllo ematico settimanale del tempo di Quick o dell’INR.

Lo svantaggio principale è invece che interagiscono con diversi altri tipi di farmaci: per questo la loro efficacia non è sempre garantita e sono spesso in agguato molti fastidiosi effetti collaterali.

 GLI ANTICOAGULANTI ORALI: COSA SONO?

Gli anticoagulanti  orali, in generale, sono compresse che rallentano la coagulazione del sangue: servono in tutte le malattie  in cui ci si voglia prevenire la formazione di trombi, cioè coaguli che si possono formare dentro i vasi sanguigni e ostacolare così la circolazione ematica.

Dilatando i tempi di coagulazione,  facilitano anche le emorragie in caso di ferite o incidenti , quindi richiedono particolari attenzioni da parte delle persone che li assumono.

Le principali indicazioni terapeutiche per gli anticoagulanti orali sono la trombosi venosa profonda, la fibrillazione atriale, pregressi episodi di ictus cerebrale, immobilizzazione prolungata, casi di sostituzioni valvolari cardiache o comunque in tutte quelle condizioni in cui è presente un rischio trombotico.

I NUOVI ANTICOAGULANTI ORALI (NAO)

I nuovi anticoagulanti orali, disponibili da alcuni anni, sono prevalentemente mirati alla cura della fibrillazione atriale: tipica dell’età avanzata, è un’alterazione del ritmo cardiaco che si manifesta con un battito accelerato e irregolare, conseguente ristagno di sangue nel cuore e alta probabilità di dare origine ai famosi trombi.

Ultimamente è stato approvato l’utilizzo dei NAO anche come prevenzione per la trombosi venosa profonda e per l’embolia polmonare.

Tali farmaci sono rappresentati da 4 principi attivi: RIVAROXABAN, APIXABAN, DABIGATRAN e EDOXABAN.

Questi prodotti, agendo in modo specifico su un solo fattore della coagulazione (il fattore X oppure la trombina), difficilmente causano un eccessivo sanguinamento in caso di traumi o lesioni accidentali.

Proprio per quest’azione selettiva su un solo elemento della coagulazione, il paziente non deve misurare ogni 4-5 giorni il tempo di Quick o l’INR come succede per la terapia con il Coumadin e questo facilita l’autonomia di assunzione.

D’altro canto però la loro efficacia può essere influenzata  dalla contemporanea assunzione di altre medicine: questo fenomeno viene chiamato interazione tra farmaci.

Da cosa dipende questa interazione?

L’ASSORBIMENTO INTESTINALE DEI NUOVI ANTICOAGULANTI ORALI

 L’interazione con altri farmaci è dovuta ai meccanismi di assorbimento intestinale di queste sostanze.

In particolare, il trasporto dei nuovi anticoagulanti orali attraverso la parete intestinale è mediato dalla glicoproteina P e dal citocromo P450, elementi che solitamente si alterano in caso di assunzione di altri farmaci, come per esempio alcuni antibiotici, antifungini o antiretrovirali.

Per questo motivo, la contemporanea somministrazione dei NAO con altre medicine può alterare o inibire l’effetto anticoagulante o peggio ancora, provocare effetti collaterali inattesi.

Va sottolineato comunque che ogni NAO ha interazioni differenti e questo dipende specificatamente dal livello intestinale dove viene maggiormente assorbito.

In conclusione, l’uso dei NAO è certamente più facile e comodo per il paziente, ma devono esserci indicazioni terapeutiche precise e soprattutto bisogna stare attenti ad eventuali contemporanee cure con altri medicinali: in tal caso sarà il medico che modificherà le terapie in base alle necessità del malato.

“Articolo prodotto nell’ambito del Master in Giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza dell’Università di Ferrara”