Articolo a cura della dott.essa Alessia Marcocci

 

Formiche alleate per campi fertili e sostenibili

Non distruggere un formicaio non è solo una forma di rispetto della natura, ma può aiutare anche l’uomo. Un recente studio agronomico su coltivazioni di cereali dimostra che ridurre i cicli di lavorazione del terreno mantiene floridi i formicai della specie mietitrice Messor Barbarus, limita la crescita di piante infestanti, preserva la produttività e abbassa le spese di carburante per le macchine agricole.

Questa formica mietritrice si insedia prevalentemente in coltivazioni di cereali e divora semenza di piante infestanti. È noto quanto la vita di questi insetti ruoti attorno alla propria struttura sociale: il formicaio, definito un superorganismo. La strettissima collaborazione biologica, fisica e comportamentale tra singoli corpi crea un’entità di gruppo che interagisce con l’ambiente circostante migliorandone le qualità biologiche, con vantaggi per altre specie, fra cui l’uomo. La formica Harvester è molto diffusa nel suolo nordorientale della Spagna. Uno studio in quest’area, recentemente pubblicato su «Biological Control», ha confrontato numero e distribuzione dei formicai in coltivazioni di cereali su terreni rispettivamente lavorati e non lavorati.

Determinante per danni alle colonie è il periodo dell’anno in cui si effettuano le operazioni colturali: l’autunno, quando le regine organizzano le colonie e la primavera, momento in cui i formicai raggiungono la massima grandezza. L’analisi dei dati ha utilizzato un campione di superficie usando formule con parametri di variabilità per grandezza della formica, massimo tragitto percorso, distribuzione spaziale e larghezza dei nidi. Dopo un anno non sono emerse differenze. È interessante invece l’osservazione a lungo termine, dai 12 ai 25 anni, che ha mostrato una significativa variabilità.

Le aree coltivate in periodi di disturbo ospitano formiche piccole, poco vitali, nidi random e non inseriti in un progetto. Nelle aree non coltivate, al contrario, gli insediamenti sono più numerosi e organizzati socialmente, gli insetti più forti e voraci di semenze infestanti. Senza voler stravolgere la millenaria ciclicità agricola, possiamo perciò considerare migliorativo ridurre la lavorazione durante certi periodi dell’anno, in termini di qualità del terreno e risparmio energetico.

Alessia Marcocci

“Articolo prodotto nell’ambito del Master in Giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza dell’Università di Ferrara”