Articolo a cura della dott.essa Alessia Marcocci

 

Cos’è la fibrillazione atriale? Molti anziani ne sono affetti, proviamo a spiegarla.

Intanto è una malattia cardiaca, frequente proprio nella terza età  ed è una tra le principali cause di ictus cerebrale.

Un recente comunicato stampa del CNR https://www.cnr.it/it/comunicato-stampa/8825/fai-fibrillazione-atriale-in-italia-la-prevenzione-come-sfida stima che ne soffre l’8,1% degli over 65 e i dati andranno ad aumentare con il tempo, visto l’incremento percentuale della popolazione anziana.

Di cosa si tratta?

E’ definita un’ARITMIA, cioè un’alterazione del ritmo cardiaco, il quale perde la sua regolarità, diventa caotico ed in alcuni casi può diventare troppo veloce o troppo lento.

Quest’irregolarità del battito è causata da un’accelerazione degli impulsi elettrici che generano la contrazione cardiaca: l’eccessiva quantità di stimoli produce contrazioni cardiache inefficaci , casuali ed incomplete e quindi impedisce al cuore di svuotarsi completamente.

Il conseguente ristagno di sangue può produrre trombi (coaguli) che poi saranno spinti dalla circolazione verso il cervello; da qui eventuali episodi di ischemia cerebrale o addirittura ictus.

Quali sono le cause?

Non esistono cause scatenanti dirette, ci sono invece diversi fattori che possono contribuire all’insorgenza di questa malattia, tra cui ipertensione, obesità, diabete, ipertiroidismo o semplicemente soltanto l’età avanzata.

Inoltre anche la presenza di altre patologie cardiache può facilitarne la comparsa: insufficienza cardiaca, valvulopatia e cardiopatia coronarica sono tutte condizioni favorenti la fibrillazione atriale

Come diagnosticarla?

Quando compare questa malattia le persone lamentano palpitazioni, difficoltà respiratoria e stanchezza generalizzata:  basta un ECG per evidenziarla, ma spesso i pazienti arrivano dal medico quando la situazione è già presente da tempo.

Le caratteristiche della fibrillazione atriale non sono omogenee: si definisce parossistica quando si presenta episodicamente e si risolve spontaneamente, oppure persistente quando scompare solo dopo un intervento medico (cardioversione)  e infine può essere permanente se invece non cessa nonostante i tentativi di risoluzione .

Quindi, come curarla?

Lo scopo è normalizzare il battito cardiaco , dal punto di vista sia del ritmo che della velocità ed evitare le complicanze trombotiche cerebrali.

Per normalizzare il ritmo si può attuare una  cardioversione farmacologica , ovvero usare dei farmaci detti “antiaritmici”, che dovrebbero regolarizzare la pompa cardiaca.

La cardioversione può essere anche elettrica,  una vera e propria stimolazione mirata a ripristinare una pulsazione sana .

Invece l’ablazione cardiaca rappresenta un trattamento più invasivo, finalizzato allo “spegnimento” del generatore elettrico cardiaco e viene effettuato quando non si riesce in alcun modo a controllare l’attività motoria di questo organo.

Fondamentale è in ogni caso l’uso di anticoagulanti, usati per evitare le temute conseguenze trombotiche cerebrali, soprattutto quando la malattia si protrae a lungo e non regredisce.

E’ importante sottolineare come ogni volta la terapia venga modificata e personalizzata, in funzione della tipologia di fibrillazione atriale in tutte le sue variabili, l’età del paziente, le malattie concomitanti, lo stato di salute  generale.